Storo, denunciati dalla Polizia locale due cittadini italiani di origine marocchina per indebita percezione di contributi per la casa e per assegni familiari trasferiti all'estero

Polizia Locale valle del chiese - Stefano Bertuzzi e 

In data 29 giugno 2015 la polizia locale della Valle del Chiese ha deferito all'autorità giudiziaria il signor C. D. di anni 36 e la moglie E.N. di nazionalità italiana ed origini marocchine entrambi residenti a Storo per indebita percezione di erogazioni a danno di enti pubblici.
L'ipotesi è che la famiglia che attualmente è costituita da cinque persone abbia trasferito all'estero la propria dimora abituale omettendo di richiedere al comune di Storo l'iscrizione nell'anagrafe dei residenti all'estero al fine di continuare a percepire gli assegni erogati dalla Provincia autonoma di Trento relativamente alle famiglie numerose e al sostegno regionale al nucleo familiare.
Inoltre la famiglia è destinataria dei finanziamenti prima casa per un importo complessivo di 36.065,79 € erogato dalla Comunità di Valle delle Giudicarie.
Le indagini sono iniziate nel 2013 quando la famiglia ha ritirato il figlio maggiore dalla scuola per iscriverlo in un istituto all'estero.
La comunicazione inviata dall'Istituto comprensivo al comune ha fatto inziare gli accertamenti anagrafici.
La complessa attività di controllo e gli accertamenti successivi, complicati dal temporaneo rientro in Italia per la nascita del terzo figlio e per brevi periodi finalizzati a rispondere alle contestazioni dell'amministrazione comunale, hanno consentito di individuare puntualmente i periodi di assenza dal territorio provinciale.
La contestuale richiesta pervenuta dall'Azienda provinciale per l'assistenza e la previdenza integrativa hanno consentito di allargare le indagini ai contributi richiesti dal nucleo familiare.
Il notevole importo percepito comporta inoltre l'applicazione dell'aggravante dell'articolo 316 ter del codice penale che resta amministrativo qualora l'importo sia inferiore a 3999,96.
Nel caso le accuse vengano dimostrate davanti al giudice i due rischiano la reclusione da sei mesi a tre anni.