Polo Legno Condino, a noi che la biomassa ce l'abbiamo nessun aiuto da comune e provincia per un impianto di cogenerazione

segheria Condino polo del legno 

Le biomasse legnose, dopo quella idroelettrica, sono la seconda fonte energetica del Trentino. Dice il nuovo Piano energetico della Provincia. Bisogna però limitarne l'uso degli impianti per non saturare il mercato e mandare alle stelle i prezzi della materie prime. Quello che a Condino, qualificato Polo del legno, non riescono a comprendere, però, è come mai l'Ente pubblico non abbia dato una mano a chi il materiale di scarto ce l'ha già, quale residuo della propria produzione. A lamentarsi sono tre delle più importanti industrie del legno della zona. Che si sono viste scartare un progetto che avrebbe innescato un circolo virtuoso tra produzione industriale e energia rinnovabile. Per qualche anno se lo sono rimpallati Comune e Provincia. Senza però mai arrivare al dunque e stroncando sul nascere un'operazione che, con l'indotto, avrebbe permesso di creare numerosi posti di lavoro. Senza contare il coinvolgimento che il progetto "Energy Group" delle segherie Lombardi Franco & C., Illen e Galante Legnami, avrebbe potuto avere, anche con le industrie del legno della val di Ledro, dove la lavorazione del legname è altrettanto diffusa. "In più – dice Luca Butterini, titolare della Illen – nel progetto rientravano aziende importanti come la Paradigma (Gruppo Ritter), la Bio Energia Fiemme e il gruppo tedesco Schellinger: tutte interessate alla nostra iniziativa, per l'utilizzo in loco dei residui delle nostre lavorazioni, con la possibilità di riscaldare gli edifici pubblici del paese, addirittura alla metà dei prezzi di mercato".

"Purtroppo – spiega Serafino Lombardi – da noi la politica va al capezzale delle aziende quando sono decotte. Mai che si preoccupi di attuare serie politiche industriali a sostegno dell'economia". La storia - che ha lasciato l'amaro in bocca a tre delle aziende più dinamiche del settore con all'attivo più di 60 dipendenti - la raccontano gli stessi titolari, rampolli di famiglie con la tradizione del legno nel Dna dagli anni '50. "Nel 2008 e poi ancora nel 2010 – racconta Stella Galante – abbiamo presentato il progetto di un impianto di cogenerazione a biomassa al comune di Condino. Prevedeva la realizzazione di una centrale, utilizzando gli scarti della nostra filiera, agganciata a una nuova produzione industriale di pellet, in partnership con aziende tedesche. E, al tempo stesso, di fornire il calore a tutti gli edifici pubblici del paese. Un progetto che avrebbe potuto interfacciarsi, o essere complementare, con quello della Cartiera Cham Paper, ex Carmignano". Il classico uovo di Colombo. Capace di far risparmiare, solo di trasporto 250 mila euro l'anno alle aziende locali, e di garantire comunque l'approvvigionamento della rete.

"Perchè - spiegano i titolari - loro "il petrolio", vale a dire il combustibile, ce l'hanno in casa. Senza doverlo acquistare sul mercato". Un carburante di primissima qualità. Tant'è vero che, ogni settimana, da Condino, partono almeno dieci autotreni per l'Alto Adige. Dove il materiale prodotto (100 mila quintali l'anno: un quantitativo di scarti sufficiente per produrre 4 MW termici, in grado di far funzionare una rete di teleriscaldamento al servizio degli edifici pubblici di un intero paese) è molto ricercato. La morale della favola è che, nonostante i requisiti di prim'ordine, secondo le tre aziende, il Comune non ha nemmeno preso in considerazione il loro piano industriale. E, nonostante l'intenzione di impegnare di tasca propria oltre cinque milioni di euro, più altrettanti provenienti da altre ditte del settore, sono rimasti con il cerino in mano, e un rilevante danno economico. Sia per costi diretti, quali studi di fattibilità e acquisto di un'area industriale in località Lavino, ora inutilizzabile. Sia indiretti, per il mancato abbattimento dei costi energetici delle singole aziende.