
Sono un amministratore del più piccolo dei quattro comuni interessati al percorso di fusione: Brione. Fin dall'inizio ho condiviso con il mio Sindaco, con i colleghi della giunta e del consiglio comunale ogni pensiero e decisione in merito al percorso che si andava ad intraprendere.
Ho partecipato agli incontri informativi organizzati, prima con i consigli comunali dei quattro comuni e poi con la popolazione, tranne a due, assente per motivi di lavoro e di salute. Ho fatto parte della commissione appositamente costituita per costruire il percorso di fusione.
Insomma, io c'ero. E proprio perché c'ero sento il bisogno ed anche il dovere di replicare ad alcune affermazioni e valutazioni espresse dal Sig. Zulberti.
Non è vero che il fallimento del progetto di fusione è partito dalle comunità più piccole. Brione ha votato convintamente per la fusione: 72 si, 10 no.
Non c'è stata alcuna prevaricazione da parte delle comunità più grandi a scapito di quelle più piccole. Io mi sono sempre sentita di rappresentare con la stessa dignità dei miei colleghi di Condino la mia piccola comunità.
Non si è mai ragionato in termini di centro e di periferia. Quando si è trattato di verificare con la Regione la possibilità di prevedere il riconoscimento della rappresentanza di diritto per più legislature nel futuro consiglio comunale da parte delle comunità più piccole, il comune più grande non ha fatto alcun ostruzionismo.
Fin da subito è stata condivisa un' equa distribuzione delle risorse tra le quattro comunità.
Nella mia esperienza di amministratore ho avuto molte occasioni di confrontarmi con le comunità più grandi e non mi sono mai sentita sminuita o svalutata perchè rappresento una delle più piccole comunità del Trentino.
La classe intellettuale: intendiamoci bene sul termine. Non confondiamo lo studioso con l'intellettuale. Quest'ultimo a mio modestissimo giudizio, e con tutto il rispetto verso gli studiosi, si pone su di un gradino più alto. Per me l'intellettuale è colui che riesce con la sua intelligenza a fare sintesi del suo sapere e della sua esperienza per metterla a disposizione degli altri, per accompagnare gli altri (siano esse singole persone, piccole comunità od intere nazioni) nelle scelte decisive, importanti e fondamentali della vita personale, comunitaria o nazionale.
Tutto ciò con lo sguardo rivolto al futuro, con il coraggio di proporsi come faro e come guida; con la disponibilità di mettersi accanto alla propria comunità ed insieme, magari anche spronandola e scuotendola con forza, immaginare e costruire il futuro. Con amore e con passione e non con il sarcasmo e con l'ironia. Molti amministratori, anche senza la laurea in tasca, lo hanno fatto!
L'informazione: sinceramente penso non sia mancata, almeno per quel che riguarda gli elementi fondamentali del percorso di fusione. Numerose sono state le occasioni per informarsi. Gli amministratori non si sono mai negati al dialogo ed al confronto con i cittadini e lo hanno fatto sempre mettendoci la faccia e non nascondendosi dietro ad un becero anonimato. Si poteva essere pro o contro la fusione, molti di quelli contrari lo hanno detto negli incontri pubblici. A loro va la mia stima. Ai fustigatori anonimi il mio disprezzo.
E' vero, non tutti i temi sono stati sviscerati a fondo. E una ragione c'è. Ho spesso usato il termine "processo di fusione", perché il successo del referendum era solo il punto di partenza di un percorso da costruire: ci sarebbe stato poi tutto il tempo per approfondire ogni questione. Ma un punto di partenza fondamentale, perchè alimentato da quel carburante indispensabile per continuare il cammino: la fiducia. La fiducia di poter insieme costruire il nostro futuro, di poter insieme ragionare sui progetti, sulle priorità delle nostre comunità. Purtroppo siamo rimasti fermi ai blocchi di partenza e oggi anche a corto di carburante.
Gli sprechi. E' vero, in passato abbiamo tutti largheggiato un po'. I soldi c'erano e nessuno si è tirato indietro.
Ci ricordiamo tutti il Progetto Leader, i Patti territoriali, il Progetto Gabriele.....
L'aria è cambiata: negli ultimi 5 anni sprechi non ce sono stati e, mi dispiace, ma nemmeno gli stipendi dei dipendenti o i compensi degli amministratori lo sono stati!
Non mi nascondo dietro ad un dito e lo dico molto chiaramente: è giusto che un amministratore che si prende cura della propria comunità, che lavora per il bene comune, sia ricompensato!
Non facciamo della misera demagogia: non sono gli 800,00 € al mese di un Sindaco di un piccolo comune, che dedica mediamente 3 o 4 ore al giorno alla propria comunità, che ci porteranno sul lastrico. Una comunità è come una persona: va curata, accudita, ascoltata, accompagnata, guidata, governata. Per farlo ci vogliono tempo, competenze e passione. Bisogna esserci!
E questa presenza va ricompensata, il giusto. Se un sindaco fa bene il proprio dovere, se c'è per la propria comunità, l'indennità percepita è la giusta ricompensa.
Così come gli stipendi dei dipendenti. Lo sappiamo tutti che nel breve periodo non ci saranno risparmi. Non possiamo lasciare a casa nessuno. I risparmi ci saranno solo con la non sostituzione dei dipendenti che andranno in pensione, se l'organico lo consentirà. Di nuovo, non facciamo demagogia: se vogliamo servizi efficienti per il cittadino, ci vuole pur qualcuno che li eroga. Se vogliamo le strade pulite, l'acquedotto in ordine, il rilascio delle carte d'identità e delle licenze edilizie abbiamo bisogno degli operai, degli impiegati e dei tecnici dei nostri comuni. La "giusta spesa pubblica" sono servizi ai cittadini e posti di lavoro!
Insomma, se non lo si è capito, non mi riconosco nel quadretto dell'amministratore arrogante, spendaccione, ignorante ed avido dipinto dal signor Zulberti, cosi come non riesco a riconoscervi alcuno degli amministratori con i quali ho condiviso questa esperienza.
Abbiamo cercato di affrontare il percorso di fusione con responsabilità, umiltà e buona fede. Non è andata come speravamo. E, secondo me, non per le ragioni illustrate da Zulberti. Il motivo va ricercato semplicemente in un campanilismo fuori dal tempo, nella paura del confronto con gli altri, nel non aver capito che identità non significa rimanere sempre uguali a se stessi. L'identità non è un dato, ma un processo che va alimentato nel confronto continuo con se stessi e con l'altro da noi. E' solo la dialettica del confronto che permette la sintesi. Diversamente si arriva alla lacerazione, come purtroppo e' avvenuto.
Mariagrazia Scaglia