Il comitato del no a Borgo Chiese, il comune che dovrebbe scaturire dall'unione di Cimego, Castello, Brione e Condino, ha tutta l'aria di fare sul serio. Ieri, ha protocollato in comune una serie di richieste sulla sua legittimazione nella prossima consultazione referendaria. Chiede, oltre alla data certa o presunta del referendum, di conoscere eventuali obblighi di identificazione e registrazione di un movimento di opinione che intenda orientare la scelta dei votanti. " E' necessario un comitato "ad hoc", con specificato il nome e quello degli appartenenti?". "Ed eventualmente, quale diritto ha il suddetto movimento di usufruire di spazi pubblici e modalità connesse?" Il riferimento è alla possibilità di usufruire delle bacheche, per l'affissione di materiale di propaganda referendaria.
La richiesta, protocollata negli uffici del comune di Condino, è del tutto anomala, in quanto, in una consultazione di questo tipo, i cittadini si recano semplicemente alle urne per esprimere il loro si o il loro no al quesito referendario. Evidentemente, però, fa parte della strategia per tenere viva l'attenzione dell'opinione pubblica. Intanto, in paese - in particolar modo a Condino, il centro che dovrebbe diventare sede di quel "Borgo Chiese", così indigesto, da aver creato un forte movimento di opinione contro il nome del futuro comune - si discute animatamente.
Nicola Sartori, il firmatario della richiesta protocollata che è pure fratello dell'assessore Ermanno Sartori, firmatario del sì, a Borgo Chiese ("per unirsi in matrimonio – dice l'assessore – bisogna essere in due, e qualcosa era necessario cedere") annuncia nei prossimi giorni nuove iniziative. E giura che i condinesi avranno più di una perplessità quando andranno a votare. "Pieve di Condino" – dice – "era il nome naturale del nuovo municipio. Dietro c'è una storia. E non si capisce come mai, prima di decidere, non sia stata resa edotta la popolazione". (e.z.)