Un’altra “visione” della riunione del PD Il 7 ottobre, martedì sera a Trento, nell’incontro dell’assessore Borgonovo Re con segretari, coordinatori di circolo ed amministratori del PD ho avuto sicuramente un’allucinazione, forse dovuta all’argomento trattato, così vicino alla salute, come appunto la riorganizzazione della rete ospedaliera trentina, o magari all’orario ed alla scarsità di zuccheri o all’ipertensione. Grazie ad un articolo pubblicato su un quotidiano locale la mattina successiva, ho preso coscienza di quanto mi era accaduto apprendendo che, forse , non avevo assistito in prima fila ad una razionale e garbata esposizione di fatti ed idee in relazione a quanto deliberato dalla precedente giunta provinciale lo scorso 19 luglio 2013 (1493/2013), ma ad un “faccia a faccia” con gli amministratori locali preoccupati. Ero evidentemente in balia di un’allucinazione dato che ho addirittura scritto appunti sul fatto che, non essendo all’anno zero, il piano parte dall’esistente e non c’è nessuna politica del carciofo nel togliere alle Valli, piuttosto tenerle tutte ma non auto referenti, tenerle attive nella rete (legge provinciale del 2010) e che, tolti i due centri “hub (perno)” di Trento e Rovereto, tutti gli ospedali “spoke (raggio)” avranno i servizi primari di pronto soccorso per tutte le emergenze, ostetricia compresa, medicina, riabilitazione, continuità assistenziale, attività di chirurgia generale, ortopedia traumatologia e ginecologia espletabili in regime di day –week surgery e ambulatoriale, come in parte già avviene, etc. e che ognuno avrà una specialità da mettere in rete con l’intera struttura ospedaliera trentina. La mia mano armata di lapis, governata ormai dagli allucinogeni probabilmente autoprodotti da qualche strano effetto metabolico, ha perfino registrato l’appartenenza dei chirurghi al “dipartimento” indipendentemente dalla loro collocazione geografica e come sarebbero essi stessi a definire quali specializzazioni attribuire ai singoli ospedali su base qualitativa ma anche quantitativa e cioè ai trentini dovrà essere chiaro chi fa che cosa in termini di specifiche terapie e/o interventi chirurgici. Borgonovo addirittura suggeriva di porsi il problema di come meglio servire ed accompagnare le persone più fragili nel territorio, dovendosi applicare il principio di “sussidiarietà” che addirittura mi è parso abbia spiegato di cosa trattarsi, dato che per me la cosa era nuova essendo stata inserita nella costituzione della Repubblica solo nel 2001 a differenza del diritto europeo (Maastricht 1992) in ritardo sulla Svizzera (1848) e sugli Stati Uniti (1791) che per primi l’hanno inserito come principio costituzionale. Ho scritto come le forti specializzazioni portino a considerare territori più ampi per fare massa critica (provincia / regione/ nazione/continente) ma che il piano approvato dalla Giunta provinciale in carica a luglio 2013 ( presidente Dellai/Pacher, assessore alla sanità Rossi) non prevedesse il nodo del punto nascite in quanto parte di un accordo stato / regione, sottoscritto dalla Provincia Autonoma di Trento (intendendo per stato la Repubblica Italiana alla quale ancora la regione Trentino - Alto Adige appartiene e della quale Dellai è deputato). Ho anche trascritto domande di chiarimento di alcuni dei presenti, tipo il ruolo degli ospedali di valle “spoke” se politico o pratico (risposta tecnica sulla differenza tra interventi programmati ed interventi di emergenza) come pure ho scritto, che sarà presto disponibile una mappa delle eccellenze (quando i chirurghi dipartimentali le avranno decise) ed una guida ai servizi sanitari, volontà questa dichiarata anche dalla dirigenza dell’Azienda Sanitaria.
Mi è parso, poi di sentire una domanda sulla gestione delle liste d’attesa e di aver capito che ad esempio per la PMA procreazione medicale assistita (Arco) si tenga conto dell’età limite delle candidate madri dando loro priorità. Luigi Olivieri, riportato dal quotidiano come colui che ha definito “inutile” l’incontro, a me era sembrato, certo per gli effetti allucinogeni di cui ho detto esser stato preda, elemento collaborativo nella misura in cui ho scritto abbia suggerito ed evidenziato, alzandosi in piedi per essere ben udito e sottolineando in primis l’intento di togliersi la patina dell’anti-Borgonovo alla quale ha fatto gli auguri per questa difficile sfida, quali fossero le future sfide da affrontare per la sanità trentina, e cioè: Elevato numero di malati cronici con tendenza ad aumentare L’innalzata attenzione alla richiesta di qualità La carenza di specialisti La progressiva riduzione della disponibilità economica in genere e della Provincia in particolare. Suggerendo altresì il coinvolgimento dei medici di medicina generale e pediatri presenti nel territorio (circa 800) . Borgonovo lo avrebbe addirittura ringraziato e avrebbe fatto presente come sarebbe stato complesso ed arduo gestire il controllo e coinvolgere il dipartimento e, sulle risorse calanti, avrebbe auspicato che il PD Trentino tenesse in conto più la sostanza di quanto già era nelle dotazioni della sanità e che andava in direzione dell’efficienza, dall’informatica, agli elicotteri ecc. Probabilmente la mia situazione è andata peggiorando al punto che ho registrato una risposta alla domanda “stiamo parlando di aumentare gli spostamenti dei trentini?” che ribadiva invece l’attenzione alla logica della sussidiarietà nel dare priorità ai servizi di contiguità, indicando tra questi, a titolo d’esempio, la fisioterapia e chiarendo come le emergenze, anche di ostetricia, vadano inquadrate nella logica del pronto soccorso. In chiusura, ma ormai ero certo fuori di senno, ho registrato domande su privatizzazioni di servizi, annullamento di reparti e varie vicissitudini a carattere personale, tipiche di quando si incontra un medico al bar e si vuole scroccare il parere; anche a questo è stata data risposta chiara. Da ultimo, prima di riprendermi improvvisamente sulle conclusioni della segretaria del PDT, uno sciagurato milanese mi è parso osasse paragonare l’intera provincia a 7 paesi come Cinisello Balsamo (ex squallida periferia industriale di Milano con un solo ospedale) e addirittura qualcuno della Valsugana che richiamasse alla responsabilità e chiarezza i presenti compagni (?) di partito a fronte della minore disponibilità di un miliardo a livello provinciale e qualcun altro delle Giudicarie che sottolineava come dovremo, senza faziosità , e soprattutto come cittadini far emergere le vere priorità legate all’invecchiamento della popolazione, alla carenza dell’assistenza, etc. e scegliere responsabilmente . Come ho accennato, su quanto diceva la segretaria avevo riacquistato lucidità, tanto che i miei appunti assomigliano a quelli che ha tradotto il quotidiano.
Poi ho appreso quanto ha dichiarato Alessandro Olivi, vice presidente della Provincia: “Costruire una rete ospedaliera significa saper coniugare la qualità con la sussidiarietà, finalità per nulla contrapposte” e sempre Olivi, crede anche che nelle preoccupazioni dei cittadini trentini punti nascita e mammografie possano aver assunto una diversa priorità e sempre Olivi dichiara sostegno all’assessore Borgonovo Re!. E allora ho avuto la conferma che avevo capito bene quanto spiegato da Borgonovo Re e con me anche il Coordinatore dei Circoli PD delle Giudicarie Ennio Colo’ e la segretaria del Circolo PD Giudicariesi Anna Pironi, presenti alla riunione, che sottofirmano quanto ho scritto.
Luigi Brunello – Segretario Circolo PD Basso Chiese.