Il primo di maggio, con una cerimonia solenne a partire dalle ore 10, verrà restituita al culto completamente restaurata dopo tre anni di lavori, e consegnata alla popolazione di Massimeno per il suo godimento, nonché a quanti amano l'arte, le tradizioni e il paesaggio, l'antica chiesetta di san Giovanni, lo splendido monumento quattrocentesco, che ha impedito l'ampliarsi della cava di feldspato verso Giustino e salvato quel centro dal degrado ambientale. Significativa anche la scelta della data, il calendimaggio, festa dei lavoratori e di San Giuseppe artigiano, perché proprio in quel giorno vi si riunivano i dipendenti e le maestranze della ditta Maffei insieme a tanti altri lavoratori ad ascoltare la messa e a tenervi la loro festa. Nella presente circostanza sarà il vicario del vescovo don Lauro Tisi a celebrarvi il sacro rito dopo i discorsi delle autorità.
L'edificio, baluardo contro lo sfruttamento minerario, situato sul colle omonimo, protetto da piante secolari, in un'oasi di verde con magnifica vista sulla Val Rendena, un luogo dove si respirano storia, tradizione e tanta umanità, dove si avvertono presenze remote che collegano in simbiosi presente e passato, religiosità e vita civile, ha accompagnato il passaggio dalla cultura contadina alle necessità dell'industria estrattiva fino alle esigenze attuali del turismo. Lo scoppio delle mine nella cava sottostante - volate potenti e incessanti dagli anni Sessanta in poi con boati impressionanti ed echi sordi che rimbalzavano sui paesi dai versanti dei monti circostanti - ne avevano minato la struttura, creato crepe nelle murature e rovinato i dipinti.
Di qui l'impegno a restaurarla, avvertito come un dovere da don Beniamino Molinari e da Giorgio Ferrazza, parroco di Giustino/Massimeno il primo e sindaco di Massimeno il secondo, che si fecero in quattro per ricercare i finanziamenti ed avviare il risanamento del tempio. Questo iniziò nel 2009 sotto la direzione di Nicoletta Pisù, dirigente Pat. Un'ispezione archeologica eseguita da Arc-Team di Alessandro Bezzi, permise di far luce su uno dei più antichi insediamenti preistorici della Val Rendena. Quindi si passò al consolidamento della struttura muraria e al rifacimento del tetto in scandole di larice tagliate a mano. Il tutto realizzato dalla ditta Effe di Condino. Da ultimo, sotto la guida esperta dell'architetto Roberto Paoli, Rect Art con Nicola Donadoni e Elisabetta Bossi, i tecnici che già avevano rimesso a nuovo con grande maestria gli affreschi di San Vigilio a Pinzolo, di Santo Stefano a Carisolo, di Sant'Antonio a Mavignola e di Santa Lucia a Giustino, e che quindi possedevano una conoscenza straordinaria delle pitture bascheniane, ha messo mano alle pitture, esterne e interne, ripulendole, fissandole ai muri e recuperando il possibile. Fra l'altro sulla parete sinistra dell'aula hanno liberato dagli intonaci e riscoperto lacerti di un Ultima cena in tutto simile a quella di Santo Stefano, andata distrutta per l'apertura della cappelle laterali, e nell'abside restaurato il San Giovanni che battezza Gesù. Notevole l'esterno dove, a sinistra del portale in granito, campeggia la figura di San Cristoforo con santi e paesaggio rendenese, una Madonna con bambino e angeli sta sopra l'architrave e vicino san Giovanni e sant'Antonio abate. Secondo la tradizione nel volto di San Giovanni battista, Simone Baschenis, autore degli affreschi dal 1533 al 1535, avrebbe dipinto sé stesso.
Entusiasta per la conclusione dei lavori Elisabetta Trenti, assessore alla cultura del comune che tanto tempo ed impegno vi ha dedicato, e con lei il sindaco Beltrami e tutta l' amministrazione di Massimeno. Intendono valorizzare quel luogo con visite guidate e iniziative culturali attraverso gli anziani e la Pro loco.