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Pinzolo appeso alla Spressa, per ora. Quale futuro per il caseifico della Rendena, ultimo baluardo giudicariese?

spressa delle giudicarie - caseificio Pinzolo 

La politica portata avanti in questi ultimi decenni dai responsabili del settore zootecnico e caseario in Provincia e in via Segantini, gli indirizzi perseguiti e i programmi attuati da Latte Trento insieme alle recenti dichiarazioni del suo top manager Sergio Paoli non hanno certo soddisfatto le aspettative di quanti vivono in Giudicarie, in particolare dei cooperatori, e tanto meno di quanti lavorano nel settore, sia dentro le stalle sia nei reparti di trasformazione del latte. Dopo la chiusura della produzione della mozzarella a Fiavè e la prossima dismissione dell'attività nel Caseificio delle Esteriori, ora l'attenzione si concentra su Pinzolo, ultimo baluardo del mondo caseario giudicariese tenuto in vita per produrre la Spressa doc.

"La produzione e la commercializzazione della Spressa, che è un prodotto unico e una grande risorsa, è ridotta rispetto alla capacità di produzione del latte quasi esclusivamente da Razza Rendena che usiamo per farla. Vogliamo e speriamo di riuscire a tenere aperto il caseificio di Pinzolo perché il prodotto della Spressa è davvero di alta qualità» aveva detto Sergio Paoli, direttore di Latte Trento, il colosso che ha fagocitato Caseificio Fiavè, e Rovereto e che di fatto dirige e gestisce le politiche cooperative legate al mondo del latte. «Questi sono i piani – aveva aggiunto-e non ci sono cambiamenti al momento, la speranza è che aumentino i numeri perché così si fa un po' fatica".
È in queste parole - che lasciano intendere che se la produzione di Spressa non aumenterà sarà "difficile garantire l'apertura del caseificio Pinzolo" - che si consuma l'ultimo atto di una tragedia per il mondo degli allevatori di zona. In pochi anni hanno visto mutare le proprie prospettive di vita e di guadagno e patito la sconfitta inesorabile di quel mondo della cooperazione che metteva come obiettivo primo e primario la difesa dei piccoli interessi dei territori e la valorizzazione delle produzioni locali.
Mega progetti, interessi distorti, necessità (politiche o partitiche) di sanare gestioni scorrette (è un eufemismo!) per salvare personaggi e immagine, ambizioni varie, insieme ai problemi di doversi rinnovare per far fronte alle esigenze di un mercato dinamico, in continua evoluzione, hanno condotto a scelte rivelatisi, se non miopi, oltremodo infelici, quando non clientelari.

Le cui conseguenze hanno portato alla desertificazione delle strutture e dei caseifici situati nelle valli (a km 0!) e alla disaffezione di parecchi allevatori. Che, sentitisi "trascurati", hanno abbandonato la nave per dedicarsi a produrre in proprio formaggi tipici, latte, burro, yogurt biologici, di grande qualità e di grande freschezza. Venduti vicino a casa, nei paesi: latte intero, fresco di giornata, reperibile nei distributori automatici insieme alle confezioni di yogurt, e poi panna, burro e ricotta preparati negli agritur, insieme a formaggelle e spressa. Qualcuno li ha portati in città con bancarelle prese d'assalto dai consumatori, che si sono fatti più esigenti e attenti alla propria salute. Alla quantità oggi si preferisce la qualità. Aspetto che purtroppo non è stato colto, o quanto meno fatto proprio dai responsabili centrali del settore.

Distrutta Fiavé, si sono dichiarati disposti a "salvare" il caseificio di Pinzolo purché riesca in futuro a produrre e a vendere più delle 7.000 forme di spressa che attualmente mette in commercio. La logica del mercato è un fatto non trascurabile, ma sarebbe auspicabile una politica più attenta alle risorse locali, una maggior attenzione alle esigenze degli allevatori, che se ne sono andati, il loro recupero alla causa comune, un'intesa e un coordinamento delle proposte commerciali, una presenza più capillare sul territorio nei diversi tipi di distribuzione, un coinvolgimento trasparente ed equo col mondo del consumo cooperativo...e il resto forse verrebbe da sé.