Il Blog di Marco Zulberti

La "doppiezza" della politica monetaria europea

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Mentre nella seduta di mercoledì della Banca Centrale Europea veniva mantenuto il livello del punto percentuale del tasso di sconto, i tassi a breve continuavano a scendere toccando il minimo a 0.768 punti. La spiegazione del consiglio direttivo presieduto dal governatore Mario Draghi di non voler scendere ai livelli delle altre banche centrali faceva riferimento ai pericoli dell'inflazione che il prezzo delle materie prime e l'alto livello dei debiti dei paesi mediterranei possono sempre innescare. Ma se il debito pubblico medio dell'Europa è comunque inferiore a quello degli Stati Uniti e a quello del Giappone, che stanno attuando politiche di tassi bassi con la Federal Riserve allo 0.25 e la Bank of Japan allo 0.10 e piani d'iniezione della liquidità, sembra più preoccupata dell'inflazione che della disoccupazione.

Se infatti il ministro delle infrastrutture Corrado Passera in quest'ultima settimana ha espresso la sua preoccupazione per una lunga fase di recessione, dall'altra forse sarebbe meglio chiedere alle autorità monetarie europee di pensare più all'occupazione che all'inflazione.

Se l'Europa appare divisa in due sfere sul tema del debito pubblico, dall'altra i paesi più forti non possono trascurare l'importanza dell'occupazione nei paesi più colpiti dalla crisi come Grecia, Spagna e Italia.

Ancora una volta la politica monetaria imposta dalla componente tedesca all'intera economia europea appare miope. Un rallentamento dell'economia dei paesi più deboli sta infatti imponendo un rallentamento anche nell'economia tedesca come indica l'ultimo dato della crescita tedesca sceso del 1.3 per cento a febbraio.

Tra il pericolo dell'inflazione e il pericolo della disoccupazione, l'Europa se ragionasse in termini di unità e non di singolo paese, avrebbe un vantaggio rispetto sia all'economia americana che giapponese, di cui sembra non rendersene conto, presa da una sorta di confronto interno alla comunità, che lo scorso anno aveva spinto alcune banche tedesche paradossalmente a disfarsi dei titoli italiani e spagnoli, avviando una frana sotto la quale ora sembrano anch'essi sommersi.