Vertice a Trento sull'asse viario Brescia-Campiglio. Al centro dell'attenzione anche le circonvallazioni di Pinzolo, Pieve di Bono e Ponte Arche. Tutte opere fattibili solo in presenza di nuove risorse

statale del caffaro lago didro


Oggi si saprà con certezza se, per la Vestone -Idro, la variante sulla S.S. 237 del Caffaro, progettata con il concorso della provincia di Brescia e di Trento, ci sono ancora spiragli. O se, anche quel tratto che collega la Lombardia con le piste di Pinzolo e Madonna di Campiglio, finirà su un binario morto. La manovra economico-finanziaria presentata nei giorni scorsi dalla Pat non lascia spazio a facili illusioni. Tra i rinvii eccellenti, oltre alla variante di Pinzolo, figura anche "l'accordo con la provincia di Brescia". Mezza riga stringata. Che rimanda però, sine die, la realizzazione di quell'opera. Confermata. "Perché importante, nella programmazione provinciale". "Ma, fattibile solo in presenza di nuove risorse". Maggiori dettagli si avranno oggi. Dopo l'incontro, programmato tra l'assessore Gilmozzi e i sindaci di Storo, Condino, Pieve di Bono, Comano Terme e Pinzolo. Con loro, ci saranno anche i responsabili della Comunità di Tione. Ansiosi di conoscere possibili sviluppi. Ma, mentre per variante di Pinzolo, l'accantonamento è ormai certo. Per quella bresciana, è possibile nutrire qualche speranza.

"Non bisogna farsi illusioni – dice l'assessore della Comunità, Gianpaolo Vaia – ma per quel tratto di strada, per cui Trento e Brescia hanno sottoscritto un accordo al 50%, potrebbe esserci qualche flebile probabilità". Ed è dagli uffici dell'assessorato che, secondo Vaia, sarebbero venute delle esili rassicurazioni. "Noi – spiega Vaia – abbiamo sempre seguito da vicino gli sviluppi. Oggi, vogliamo verificare le reali intenzioni della Provincia". Era stato proprio l'assessore Mauro Gilmozzi, su delega dell'allora presidente Pacher, a siglare, a Storo il 29 luglio 2013, la firma della convenzione con il presidente bresciano Daniele Molgora. Un progetto da 55 milioni. Da ripartire a metà: 27,5 milioni a carico dei trentini, 27,5 a carico dei lombardi. Dopo le polemiche che avevano messo in dubbio l'intesa iniziale, siglata nel 2008 dai presidenti Lorenzo Dellai e Alberto Cavalli, il patto aveva ridato credito alla prosecuzione dell'opera.

"Solo per pochi chilometri, però, da Vestone nord a Idro" – era stato specificato. Perché, i 160 milioni per realizzare il progetto originario, da Ponte Re all'incrocio con la Valvestino, non c'erano. Quindi, era necessario ripiegare sul secondo lotto, stralciando la circonvallazione di Vestone. Da parte bresciana, la volontà di concretizzare i lavori è stata ribadita anche il 25 marzo scorso dal presidente Molgora ai sindaci della Valsabbia. "Per quanto ci compete – aveva spiegato – i finanziamenti ci sono, sono fondi della Regione Lombardia. L'altra metà è di competenza di Trento". Ora, però è proprio Trento a tirarsi indietro. Quel breve accenno nel capitolo delle opere pubbliche della Pat, ha allarmato i primi cittadini e Comunità.

Alle 14,30, negli uffici di Gilmozzi, ci sarà l'incontro chiarificatore. E' dalla viva voce dell'assessore che la politica locale attende delucidazioni. Ragguagli sono attesi anche sulle varianti di Pinzolo e Ponte Arche. Come si vogliono notizie sull'inizio lavori della già appaltata circonvallazione di Pieve di Bono. "Ma, è sulla viabilità in sponda bresciana – dice il sindaco di Storo Giovannelli - che sono concentrate le attese". Ora che la Lombardia sta facendo la sua parte, sarà proprio il Trentino, per sopravenute difficoltà di bilancio, a non mantenere i patti? Gli amministratori giudicariesi non nascondono le loro preoccupazioni. La via di accesso alle aree industriali della val del Chiese e alle piste da sci della Rendena è troppo importante, perché possa essere messa un'altra volta in lista di attesa.