Punto nascite ospedale di Tione: un rospo duro da ingoiare la chiusura del reparto maternità. In valle si dibatte

ospedale di tione. giudicarie
Punto nascite. Un rospo difficile a ingoiare. In Giudicarie si fa fatica ad accettare una decisione calata dall'alto. Senza un confronto con il territorio. Luigi Olivieri, l'assessore alle politiche sociali ha un diavolo per capello. L'altro ieri non ha avuto remore a dire ciò che pensava di fronte all'assessore alla sanità Donata Borgonovo Re. Ed è stato molto chiaro anche in occasione del summit urgente con tutti i sindaci. "Qui ci vogliono scippare un servizio indispensabile per la comunità!". La voglia è di erigere barricate a oltranza. Anche se è consapevole che ora la strada è tutta in salita. "Il problema è solo politico" – dice – "e non ci vengano a raccontare che è tutta una questione di sicurezza. Se così fosse andrebbero chiuse, ispo facto, anche tutte le altre unità periferiche. Cavalese, Cles. Ma, anche Arco, non hanno i numeri come Tione". "A Tione, la sala parto entra in funzione ogni due giorni. Ma credo che, con il giorno e mezzo di Cavalese e il giorno di Cles, non passi molta differenza". "Purtroppo, anche se non lo vogliono ammettere, è tutta una questione di costi. L'ospedale di Tione costa circa 18 milioni l'anno. E togliendo la maternità se ne risparmieranno circa quattro. A scapito, però, della sicurezza delle mamme e dei bambini della valle. Che correranno il rischio, in caso di emergenza, di nascere per strada". "Il progetto è chiaro – dice Olivieri – oggi, i Consultori sono a carico della sanità territoriale. Si vogliono inglobare nella struttura ospedaliera. Non c'è mai stata una vera volontà di far decollare il punto nascite di Tione. La stessa non nomina di un primario di ostetricia e ginecologia lo dice chiaramente. Ioppi non è stato mandato qui, a scavalco da Rovereto, per rivitalizzare il reparto, ma per traghettarlo in altri centri". Di non progetto invece parla la presidente della Comunità Ballardini. Anche lei è molto perplessa verso i vertici provinciali. La chiusura di un reparto come questo – spiega – dovrebbe sottendere un progetto già ben definito. "Invece – dice, la responsabile della Comunità – alla domanda che cosa ci si prospetta in alternativa la stessa assessora alla sanità non ha saputo rispondere. "I nostri uffici – ci stanno lavorando". Così afferma Ballardini ci ha risposto Borgonovo Re. "E questo, è oltremodo inaccettabile. Prima si prendono delle decisioni gravi e poi si studia come organizzarsi sul territorio. Un'assurdità". Lo sconcerto è palpabile anche tra i sindaci, finora molto tiepidi sull'argomento. E in alcuni casi, come sulle lungaggini della ristrutturazione dell'ospedale, persino assenti. Molti di loro ritenevano assolutamente impercorribile la chiusura del punto nascite. Ora a "delitto compiuto" però accusano di comportamento scorretto la Provincia che tratta la periferia come feudo da tenere in scarsa considerazione. "Prima decidono – dicono – poi vengono a comunicare le loro scelte". Ora si attende l'incontro con il presidente della Provincia Ugo Rossi, già fissato a Tione nella sede della Comunità lunedì 14 luglio alle 18.00. A far discutere però c'è un altro punto su cui si sta accendendo il dibattito non solo tra i politici. Ma, anche tra i cittadini. "Il reparto maternità di Tione non ha i requisiti minimi per garantire la sicurezza alle donne che partoriscono" ha detto il dott. Marco Ioppi, responsabile del dipartimento materno infantile dell'Unità sanitaria, in occasione dell'annuncio da parte dell'assessore alla sanità Donata Borgonovo Re che il punto nascite di Tione verrà chiuso. Una dichiarazione da brivido. Che contrasta con quanto aveva sempre sostenuto il direttore dell'Apss trentina Luciano Flor, negli incontri sul territorio che si sono susseguiti durante il 2013 assieme ai medici del Nosocomio giudicariese a cui ha partecipato in più di un'occasione anche l'attuale presidente della Giunta Provinciale Rossi, allora in veste di assessore alla sanità. "Il reparto di Tione è alla stregua di Trento e Rovereto" – aveva sempre sostenuto il direttore dell'Azienda Sanitaria, invitando le donne giudicariesi ad aver fiducia della propria ostetricia e ginecologia. Ora sono gli stessi dirigenti della sanità trentina che affermano il contrario, a sostegno della decisione, peraltro inattesa, di chiudere definitivamente il reparto. Basta – hanno detto – a Tione non nasceranno più bambini. Le mamme saranno accompagnate al parto dai servizi di ostetricia potenziati sul territorio. Mentre al momento della nascita saranno indirizzate in strutture più sicure. Ciò, però, dalla fine del 2014. Fino ad allora il reparto rimarrà in funzione. Ora i casi sono due, dice la gente:"O è sicuro, e non c'è quindi motivo di chiuderlo. O non lo è, e non garantisce i basilari standard di sicurezza per le partorienti. E allora va chiuso immediatamente. Anzi vien da chiedersi cosa si sia aspettato a prendere una decisione così importante a salvaguardia dell'incolumità delle mamme e dei bambini". D'altronde, dopo una dichiarazione del genere, qual è la donna che deciderà, a cuor leggero, di dare alla luce il suo bambino ai piani alti dell'ospedale di Tione? Quante saranno ancora i parti registrati negli ultimi sei mesi del 2014?