
L'ultima rilevazione dell'associazione industriali di Mestre dà per persi, in Trentino, 3.600 posti in cinque anni, solo nel settore edile. E che anche in Giudicarie l'edilizia stia attraversando momenti difficili, lo conferma il presidente degli artigiani Narciso Marini. Qui, su 1.239 piccole imprese artigiane, 559 sono edilizia-dipendenti. Quasi una su due dipende dal settore delle costruzioni. "Quelli passati sono stati anni pesanti – dice – ma il 2014 sarà davvero nero". "L'orizzonte immediato è da resa dei conti". Chi lo conosce sa che è sempre stato più ottimista che pessimista. Ma oggi, non riesce a guardare a domani con la serenità di sempre: con lo sguardo di chi è abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno.
"Momenti di difficoltà ce ne sono stati – spiega – ma questa volta la situazione è davvero pesante". Lo dimostrano quegli appalti aggiudicati al ribasso del 20, del 30 ma anche del 40%. Che – dichiara - sono il sintomo della disperazione. Del tentativo di non chiudere. Di salvare l'azienda. Gli esempi non mancano. Eclatanti sono le recenti aggiudicazioni dei lavori per l'impianto sciistico di Bolbeno. Meno 32,15% per la costruzione del vascone di raccolta acque per le piste, meno 36,55% per l'impianto di illuminazione, meno 43,25% per le opere di scavo.
"Sono le piccole opere a dare la misura di quanto gli imprenditori siano in difficoltà". "Uno dei casi – spiega il presidente degli artigiani giudicariesi – viene dall'assegnazione di un appalto di soli 18 mila euro con uno sconto di oltre il 40%". Non è accettabile, spiega Marini, che pur di avere lavoro lo si faccia in perdita. Di questi esempi se ne contano a bizzeffe.
Una crisi sistemica, dunque. Confermata dall'osservatorio privilegiato di un'associazione di categoria con più di 600 iscritti che, a breve, non vede soluzioni. Quante sono le aziende di artigiani locali che stanno subendo gli effetti di questa congiuntura? Secondo Marini molte di più di quelle evidenziate dalla statistica.
"Anche perché – spiega – ad essere coinvolti non sono solo muratori, piastrellisti, elettricisti e tutti coloro che lavorano nel comparto, ma anche ristoratori o aziende che comunque ruotano attorno al sistema. Basta pensare ai buoni pasto negli alberghi della zona".
Una recessione che investe anche settori che, con le costruzioni in senso stretto, non hanno nulla a che fare. E gli sbocchi? I modi di uscire dall'impasse, quali potrebbero essere? Per il momento, a parere di Marini, bacchette magiche non ce ne sono. Ma prima che il sistema vada completamente in rosso, bisogna pur fare qualcosa. "Una mano importante – a detta del presidente degli artigiani – può, anzi, deve venire dai comuni o dalle amministrazioni pubbliche che hanno in serbo ancora tante piccole opere che possono attivare e che potrebbero realizzare per dare un contributo importante in questo momento di grande difficoltà".
Lavori non grandi, come alcuni ramali di fognature ancora da fare, o altri risanamenti che oggi è il momento di realizzare, anche per sostenere l'economia. "Oltre al recupero e al miglioramento dell'esistente, in un momento come questo – sostiene Marini - bisogna che le amministrazioni facciano quadrato con le imprese sul territorio, per far rimanere gli appalti in loco". "Noi, come categoria, per esempio, a livello provinciale, stiamo aderendo ad un fondo di solidarietà, per venire incontro alle famiglie delle aziende che chiudono o che si trovano in situazioni di grave difficoltà. Già lo scorso anno per sei o sette persone siamo riusciti a garantire circa 1.500 mensili. In momenti come questi c'è bisogno di unità". Un tempo si chiamava mutuo soccorso. Il messaggio è fin troppo esplicito.