
Un'altra dolorosa scomparsa di un autentico Giudicariese si è ripercossa sulle nostre vallate bagnate dal Chiese e dalla Sarca, ma pure su tutto il Trentino, ossia ovunque don Vinicio Mussi ha lasciato grande traccia di sé.
Nelle ultime pagine raccolte dai suoi affezionati amici ha lasciato scritto: «Sono nato a Fontanedo il 23 luglio 1921; ho vissuto fino a 13 anni frequentando le Elementari a Roncone. A 12 anni ci fu la prima svolta della mia vita, il primo tornante di una lunga salita che mi avrebbe portato, con l'aiuto del Signore, sempre più vicino a Lui. Per ben 12 anni, da allora, la mia vita fu dedicata allo studio ed alla mia formazione. Il 26 giugno 1946 fui ordinato sacerdote, in duomo, a Trento; ed incominciò la mia vita da insegnante nelle Scuole Medie del Seminario. Incominciai a studiare per laurearmi in lettere classiche e dopo la laurea passai all'insegnamento in ginnasio e successivamente in liceo, ma contemporaneamente ricevetti l'incarico di assistente ecclesiastico della gioventù studentesca femminile e degli operai».
Fu così che dalla Val del Chiese venne catapultato nel cuore della diocesi impegnato a contatto con studenti e persone al lavoro ad esaltare la sua forte personalità di uomo di cultura ma anche di uomo tutto d'un pezzo, con idee chiare e perfetta dirittura morale e culturale da spandere attorno a sé in qualsiasi circostanza si trovasse: a scuola, per strada, in chiesa, fra gli uomini al lavoro, fra la gente sui monti o in malga. La sua forza dinamica non ebbe confini: dovunque aveva modo di esternare il suo pensiero e lo sapeva esternare con determinazione, spesso anche controcorrente; ma non venne mai meno alle scelte fatte, sia come sacerdote cattolico che come uomo di cultura e di pensiero.
Nel 1973 altra svolta: chiuso il Seminario minore, a 52 anni, passò all'insegnamento al liceo scientifico di Tione: altre esperienze, altri incontri con giovani e professori, altra esperienza di vita sempre fermo sulla traccia ormai in lui indelebile. E fu così anche al momento del pensionamento. Ossia, come scrive don Vinicio «il momento in cui si rischia di passare da un'attività intensa alla considerazione dell'insignificanza dell'esistenza».
Ma, provvidenzialmente, gli si presentò l'occasione di passare a rendersi vivace operatore discente nell'ambito dell'Università della Terza Età – Santa Croce nel Bleggio, Storo, Tione, Condino, Spiazzo, San Lorenzo in Banale, Pinzolo – fino al 2006. Fu un periodo di una intensità inusitata, durante il quale ebbe modo di avvicinare gli anziani, e non solo, nei quali trovò modo di sentire e di far sentire tutto il valore della vita alla luce della cultura: anni che visse con la stessa intensità della giovinezza, trasferendo in chi l'ascoltava l'entusiasmo del vivere e del saper valorizzare e godere la vita a qualsiasi età ed in qualsiasi circostanza.
Certamente saranno numerose le persone che lo piangeranno, ma molte di più quelle che ricorderanno soprattutto la sua figura e tutto quello che lui ha saputo seminare attorno a sé: valori di vita, considerazioni contraddittorie, validità delle proprie idee, la sacralità della verità, la forza di essere se stessi contro tutto e contro tutti. Una lezione di vita che oggi è tanto difficile saper trovare sulle nostre strade ed attorno a noi. Grazie, don Vinicio.
Mario Antolini Musón