«La Comunità delle Giudicarie rimane un caposaldo del governo del territorio, a patto che sia riformata con scelte forti e immediate. L'imperativo è semplificare». È quanto uscito dall'incontro dei sindaci con l'assessore Daldoss

Conferenza sindaci Comunità Daldoss

No, i sindaci della Val Rendena e con loro tutti i 39 primi cittadini delle Valli Giudicarie non hanno nessuna intenzione di separare gli ambiti. Per ora non c'è motivo di smembrare la Comunità di Valle. A patto, però, che la Provincia decida di dare competenze all'Ente intermedio, modificando gli organi di governo e trasferendo quelle risorse rimaste finora sulla carta.
La risposta ai venti di scissione, ventilati alcuni giorni fa da alcuni comuni della Comunità delle Giudicarie, non si è fatta attendere. E' arrivata lunedì sera nella sala Sette Pievi di via Gnesotti, durante l'operazione ascolto, indetta dall'assessore Carlo Daldoss, assieme al presidente del Consiglio delle Autonomie Paride Gianmoena. La Comunità delle Giudicarie rimane un caposaldo del governo del territorio. A condizione, però, che le Comunità siano riformate con scelte forti e immediate. L'imperativo è semplificare. Per questo nelle richieste dei primi cittadini delle Giudicarie ci sono le modifiche della legge che permetta l'inserimento di uno, o più sindaci nell'esecutivo, il trasferimento di competenze effettive all'ente intermedio e, se necessario, addirittura l'abolizione della conferenza dei sindaci. La sintesi è contenuta negli interventi che si sono susseguiti nell'incontro di Tione, dove erano presenti tutti i sindaci del territorio.

Tutti concordano sull'opportunità di cambiamento. Capace di trasformare "il carrozzone politico", quale si è rivelato, in un organo di governo funzionale. Per Emanuele Bernardi, sindaco di Villa, all'entusiasmo iniziale verso la Comunità è subentrato lo scetticismo. E "nonostante l'impegno straordinario della Giunta Ballardini, l'impalcatura della Comunità di Valle rimane difettosa". "Talmente difettosa da generare, nell'opinione pubblica, la percezione che la Comunità sia un carrozzone costoso e difficilmente governabile". L'esigenza di dare maggior operatività all'Ente l'ha sintetizzata il sindaco di Stenico Monica Mattevi, secondo cui nell'esecutivo della Comunità dovrebbero entrare a far parte anche i sindaci. "Una modifica utile a semplificare i meccanismi dell'organo di governo, che unitamente all'effettivo trasferimento di competenze (e risorse), potrebbe dare una svolta ai problemi gestionali della Comunità".

"Che fine ha fatto, per esempio, la promessa delega della gestione strade?", si chiede il primo cittadino di Stenico. "Di passare le competenze alla Comunità, se n'è parlato inizialmente. Ma poi ne se ne è saputo più nulla". La sintesi più stringente però è venuta dal sindaco di Pinzolo William Bonomi, che dopo aver esordito sul problema delle gestioni associate e sulle difficoltà di gestire su più livelli il Piano Territoriale della Comunità, ha ribadito che non c'è alcuna intenzione di scindere la Comunità. "A patto, però, che si faccia una vera riforma capace di far funzionare l'Ente intermedio". Come? Riducendo per esempio i numeri troppo elevati dell'assemblea, integrando la giunta con rappresentanti dei comuni, come ha proposto il sindaco di Stenico, e dando alla Comunità deleghe concrete. In più, ha aggiunto il sindaco di Pinzolo, bisogna chiarire gli equivoci iniziali di una riforma lasciata a metà e, se necessario, abolire la Conferenza dei sindaci.