Tione, l'ospedale garantisce l'interruzione volontaria di maternità. Nessun diritto negato. La risposta dell'Apss

ospedale di Tione -Giudicarie m.c.


 "Nessun diritto negato. Nessuno scudo morale. Non è vero che a Tione non venga garantita l'interruzione volontaria di gravidanza". "Vero è che qui non si pratica materialmente, in quanto in Trentino, ci sono altre strutture deputate a farlo. Ma, il percorso è garantito. Eccome. La donna è assistita totalmente. Poi, se decide di abortire, lo può fare, nelle strutture addette a farlo". Le dichiarazioni vengono dall'interno della struttura ospedaliera. Come sempre, quando si tratta di servizi ospedalieri, è difficile accompagnare le dichiarazioni a nomi e cognomi di chi le fa. La "consegna" è di rivolgersi all'ufficio stampa dell'Apss. Ma, in questo caso medici e operatori si sentono toccati sul vivo e, seppur nell'anonimato, rispondono a quanto pubblicato ieri dai giornali. Sono smentite categoricamente le asserzioni inserite nella lettera del segretario dei Laici Trentini per i diritti civili Alessandro Giacomini che stigmatizzava la situazione del reparto di ostetricia e ginecologia di Tione, dove i ginecologi in servizio, questo asseriva Giacomini, sono tutti obiettori di coscienza.

Quindi, non si prestano a pratiche abortive. "Succede che – scriveva il segretario dei Laici Trentini – in tale struttura non abbiano nel proprio organico almeno un medico predisposto all'interruzione volontaria di gravidanza, nonostante gli stessi siano dipendenti pubblici, esercitano in una struttura pubblica, in una regione cosi detta laica e sono retribuiti con i soldi di tutti i contribuenti". La risposta è perentoria e immediata. "Quanto riportato ieri dalla stampa – ci viene spiegato – è, quantomeno, inesatto. Qui, da anni, esiste un protocollo strutturato per accompagnare la persona che decide di abortire in tutte le fasi preparatorie all'intervento che viene effettuato nelle tre strutture della provincia predisposte per farlo".

Ci sono i consultori e c'è tutta la struttura che segue attentamente la persona che decide di interrompere la propria gestazione. "La donna incinta – ci raccontano – non viene mai lasciata sola. Viene inserita in un percorso di rete. Poi, se decide di voler effettivamente abortire, viene accompagnata in quegli ospedali che eseguono materialmente il raschio". Chi si trova in quello stato – ci viene spiegato – non prende mai a cuor leggero una decisione così grave e importante. In molti casi cambia idea. E, solo se rimane dello stesso avviso, viene diretta nelle strutture adatte a mettere fine volontariamente alla gravidanza dove, tra l'altro, le è garantito il massimo dell'assistenza".

Dall'interno dei reparti del nosocomio tionese, che tra l'altro è in attesa di decisioni importanti che potrebbero ridimensionare o addirittura eliminare in parte i servizi connessi alla maternità, viene quindi rigettata in toto l'accusa di rifiutare, a priori l'assistenza, a chi decide di abortire. Del resto – chiariscono figure importanti del reparto di ostetricia e ginecologia – al momento dell'assunzione non ci viene chiesto se siamo o meno obiettori di coscienza in proposito. Anche perché seppur qui non si esegue materialmente l'interruzione, l'assistenza è garantita. Adesso nel reparto operano due medici a tempo pieno. Si tratta della dottoressa Angela Giordano e del dott. Giuseppe Lombardi. Più la struttura si avvale di due esterni provenienti dall'ospedale di Rovereto e da cottimisti anziani di grande esperienza che operano nel reparto del terzo piano. Il responsabile è il dott. Capobianco.